L’autore Marco Parlangeli non risparmia dettagli sul clima di quegli anni, descrivendo un sistema di potere che preferiva il declino solitario alla condivisione di un progetto industriale moderno. Appuntamento alle ore 17 in Biblioteca
La sede di Mps a Siena
L’acquisizione di Antonveneta non fu solo un errore industriale, ma l’inizio di un’eclissi che ha spento il faro della banca più antica del mondo. In “I dieci anni che sconvolsero il Monte”, Marco Parlangeli – già direttore generale della Fondazione Mps – ricostruisce il decennio 2001-2011, quello in cui Siena è passata dall’ambizione di guidare il risiko bancario nazionale al trauma del salvataggio di Stato. Il volume verrà presentato ufficialmente venerdì 16 gennaio presso la Biblioteca di Alassio alle 17, su invito del sindaco e delle autorità locali: un debutto pubblico che promette di far discutere, visto che l'autore ripercorre anche le frizioni e i retroscena che portarono alla sua uscita forzata dall'ente di Palazzo Sansedoni.
Il cuore dell'analisi è un atto d’accusa verso quella che Parlangeli definisce una classe dirigente arroccata. Mentre giganti come Intesa e Unicredit si consolidavano attraverso fusioni oculate, Siena sceglieva la via dell'isolamento, condizionata da una politica locale che vedeva nel controllo della Fondazione (il dogma del 51%) un obiettivo superiore alla stabilità della banca stessa. L’operazione Antonveneta, costata circa 10 miliardi di euro, viene descritta come una scelta calata dall'alto, un'operazione "top-down" che ha prosciugato le riserve del territorio per inseguire un'illusione di grandezza.







