La multa di 14 milioni di euro comminata da Agcom a Cloudflare per la mancata adesione alla piattaforma Piracy Shield ha portato a uno scontro senza precedenti. Il fondatore dell’azienda Matthew Prince, in un post su X, ha addirittura ipotizzato che Cloudflare possa decidere di uscire dall’Italia.
La vicenda, nella quale si registra anche una spaccatura interna all’authority, non ha precedenti. Nel dettaglio, il Ceo di Cloudlfare ha minacciato di “ritirare il supporto gratuito a livello di sicurezza informatica per le imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina, interrompere i servizi gratuiti di cyber security per tutti gli utenti con sede in Italia, rimuovere tutti i server dalle città italiane e annullare qualsiasi piano di apertura di un ufficio Cloudflare in Italia o di effettuare investimenti nel paese”.
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Ma quali sarebbero le conseguenze nel breve periodo di una scelta del genere? E quali le ripercussioni sulle infrastrutture Internet se l’authority italiana dovesse continuare ad allargare i confini della sua campagna antipirateria?
L’attività principale dell’azienda di Prince è la gestione della trasmissione dei contenuti digitali. In gergo questo tipo di piattaforma viene chiamata Content Delivery Network (Cdn) e rappresenta una delle infrastrutture fondamentali nell’ecosistema di internet. La funzione principale di una Cdn è quella di consentire l’accesso a qualsiasi contenuto con maggiore efficienza, sfruttando una rete distribuita di server nei quali vengono copiati i contenuti stessi. In altre parole, grazie alle Cdn non è necessario accedere a un singolo server centrale, ma è possibile rivolgersi al nodo più vicino per ridurre i tempi di caricamento.











