Circa 7,5 milioni di italiani stanno facendo i conti con l’influenza K, particolarmente impattante perché più immunoevasiva. E i sintomi che ne derivano, proprio per questo motivo, triplicano in durata, arrivando a prolungarsi fino ad anche tre settimane. Lo si vede negli ambulatori medici, che si riempiono di pazienti con problemi respiratori persistenti, tosse e stanchezza; lo si vede negli ospedali, con i Pronto soccorso presi d’assalto da famiglie con anziani e bambini febbricitanti. A spiegare perché l’influenza K debiliti più di altre è Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all'Università Sapienza di Roma. Tosse che dura oltre 20 giorni, raffreddore che non va via e tanta stanchezza, secondo Sesti sono la lunga coda di postumi che “rappresentano una condizione comune a diversi pazienti”. E che i sintomi non cessino anche finita l’influenza, secondo il medico, è dato dal fatto che “siamo di fronte a un virus particolarmente aggressivo e resistente”.

Stessa stanza, stesso virus, zero contagi: come si trasmette davvero l’influenza

DI IRMA D'ARIA

14 Gennaio 2026

Ma, a questo proposito, una precisazione arriva dal virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano: “La verità che ora ci troviamo di fronte a veri casi di influenza, e parliamo di oltre il 40% del totale - dice -. Quando invece abbiamo a che fare con un naso chiuso e che cola, il problema è minore perché la malattia è meno pesante”.