Ancora non è stato riaperto ma Francesco Siciliano, presidente del Teatro di Roma, già pensa a come festeggiare il 300esimo compleanno del Valle nel 2027. Nel salottino in largo Argentina, Siciliano spiega cosa ne sarà di un teatro chiuso da sedici anni e che dal 15 settembre tornerà a essere, a tutti gli effetti, il teatro moderno più antico d’Europa. «Riaprire un teatro è un fatto straordinario, direi rivoluzionario non solo per i romani ma per tutto il paese», dice senza nascondere più di un pizzico d’orgoglio Siciliano, che ha iniziato il suo percorso come attore nei teatri passando anche attraverso il cinema (conquistando tra l’altro un Nastro d’argento per il film La cena di Ettore Scola) e l’attività di produttore.

Il Teatro Valle

A tenere il teatro in vita, dal 2011 al 2014, erano stati i lavoratori dello spettacolo supportati da artiste e artisti che avevano deciso di occuparlo e di ribellarsi alla cultura dell’abbandono e della svendita, creando arte. Intitolato nel 2021 a Franca Valeri, il Valle non solo avrà «l’ambizione di travalicare il raccordo anulare», ma sarà anche il palcoscenico della «drammaturgia della contemporaneità e quindi, paradossalmente, porterà avanti una tradizione che dura da 300 anni: guardare l’oggi». A occuparsi della riapertura è il Comune di Roma, con il sindaco Roberto Gualtieri che si è impegnato a sbloccare un restauro potenzialmente infinito. La programmazione nel dettaglio sarà invece decisa dal direttore artistico Luca De Fusco con cui, dopo un primo periodo burrascoso, la collaborazione è massima.