Percorrendo via Faenza, direzione Fortezza da Basso, nel secondo giorno di Pitti Uomo 109, sono i cori a rompere la ritualità della fiera. Slogan scanditi con decisione, striscioni, bandiere, cartelli. A pochi metri dalla vetrina internazionale dell’abbigliamento maschile, circa cinquanta lavoratrici e lavoratori Woolrich, arrivati in pullman da Bologna, hanno organizzato un presidio proprio nel giorno in cui l’azienda presenta alla stampa e agli addetti ai lavori il nuovo piano per il marchio appena acquisito dal gruppo BasicNet. Una scelta simbolica e deliberata: portare all’attenzione le istanze dei lavoratori che rendono possibili e concreti i prodotti esposti nello stand allestito pochi metri più avanti.
Il motivo della protesta è chiaro. Dopo l’acquisizione di Woolrich da parte di BasicNet – gruppo piemontese che controlla, tra gli altri, K-Way, Superga, Sebago, Kappa, Robe di Kappa e Briko – per un’operazione complessiva da 90 milioni di euro, la nuova proprietà ha comunicato l’intenzione di trasferire a Torino 139 lavoratori della sede storica di Bologna e circa 30 dipendenti di Milano. Una decisione che, per i sindacati, equivale a un “licenziamento collettivo mascherato”. “Mandarci a lavorare a oltre 300 chilometri da casa non è un trasferimento, è un licenziamento”, ripetono i lavoratori in presidio, prima in italiano e poi in inglese, rivolgendosi anche ai buyer e agli stakeholder internazionali che entrano in fiera. Gli striscioni parlano chiaro: “Il lavoro merita chiarezza”, “Dialogo, non scorciatoie”, “Occhi aperti sulla trattativa BasicNet–Woolrich”.






