Nel corso degli anni i fiorentini hanno pagato sempre meno tasse. Quindi è giunta l’ora di aumentarle. Al Comune di Firenze - storica roccaforte della sinistra - va in scena la migliore versione del mondo al contrario. Palazzo Vecchio, seduta del Consiglio comunale del 12 gennaio. Dopo un’ora e un quarto di discussione l’assemblea cittadina approva l’ordine del giorno presentato dai tre consiglieri di Avs Caterina Arciprete, Giovanni Graziani e Vincenzo Pizzolo - che impegna «la sindaca», Sara Funaro (Pd), e «la giunta a dare mandato agli uffici preposti di redigere, entro il primo semestre dell’anno 2026, uno studio e/o delle simulazioni, affinché si valuti l’ipotesi di una rimodulazione dell’addizionale Irpef in senso progressivo».

Per Avs, che a Firenze è in maggioranza insieme al Pd, da tempo «gli scaglioni Irpef hanno perso quella progressività» sancita dall’articolo 53 della Costituzione. Nel capoluogo toscano, infatti, è in vigore l’esenzione totale dall’addizionale per i redditi fino a 25mila euro annui, mentre per chi è al di sopra della soglia si applica l’aliquota fissa dello 0,2% (il minimo per legge, come disposto quando sindaco era Matteo Renzi). Troppo comodo, per Avs, che in nome della «rimodulazione dell’addizionale Irpef» punta a reintrodurre la «progressività fiscale tesa a una redistribuzione in maniera equa del carico fiscale».