Alcuni di loro non mangiano da più di 70 giorni. Rischiano danni neurologici, problemi cardiaci e perdita di udito. Sono i 3 attivisti di Palestine Action, detenuti in carcere in Gran Bretagna e in sciopero della fame per protesta. Sono tutti in custodia cautelare, in attesa di processo, per aver partecipato a iniziative di solidarietà a Gaza e contro Israele.

Si tratta dello sciopero della fame in carcere più lungo e organizzato dopo quello dell’Ira del 1981. Sono accusati di aver preso parte a due azioni di disobbedienza. La prima, nel novembre 2024, in un’azienda bellica legata a Israele, la Elbit Systems a Filton, vicino Bristol. E la seconda, nel giugno 2025, dove hanno fatto irruzione nella sede della RAF (Royal Air Force) Brize Norton e imbrattato di vernice rossa due aerei militari, provocando milioni di sterline di danni. Dopo questi blitz, il Parlamento inglese, nel giugno del 2025, ha inserito il movimento, nato nel 2020 con lo scopo di “impegnarsi per porre fine al regime genocida di Israele”, nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, al pari di al-Qaeda e Daesh (Isis). Rifiutando il cibo gli attivisti chiedono l’uscita su cauzione, la decriminalizzazione del movimento, la chiusura delle fabbriche di armi che esportano in Israele, la libertà di espressione e di opinione e il diritto a un giusto processo. Secondo il crown prosecution service infatti, che svolge il ruolo di pubblico ministero, un detenuto può svolgere un massimo di 182 giorni in custodia cautelare, 6 mesi. Alcuni dei membri del movimento però sono stati arrestati a novembre 2024 e il loro processo non è fissato prima di giugno 2026, in totale 20 mesi dal giorno dell’arresto. Accanto ai tre attivisti, ad aver preso parte allo sciopero e avendolo in seguito interrotto per gravi problemi di salute, ci sono altre 5 persone: Qesser Zuhrah, Amu Gib, Jon Cink, Teuta “T” Hoxha e Muhammad Umer Khalid. Ma chi sono i 3 membri di Palestine Action ancora in sciopero della fame?