Caro direttore, intervengo sull’articolo di Chiara Appendino non con intenzioni polemiche ma solo per fare una precisazione che ritengo importante. Premetto che concordo sull’eredità negativa riguardante soprattutto i grandi impianti della montagna, sui quali ho avuto modo di esprimere anche pubblicamente la mia opinione su chi ne ha la responsabilità. Le riconosco il merito di aver portato a Torino le Atp Finals, non senza però sottolineare che l’eredità olimpica dell’Inalpi Arena e della reputazione di Torino come organizzatore di grandi eventi sportivi siano stati fattori importanti per quel successo. La precisazione riguarda il debito del Comune che Appendino attribuisce alle Olimpiadi.
Il Comune si è indebitato stipulando mutui per finanziare opere pubbliche quali la metropolitana, la copertura del passante ferroviario, l’inceneritore e via elencando. Torino non avrebbe potuto superare la sua storia di città manifatturiera e diventare in Europa un caso di studio per come è riuscita a reinventarsi un futuro se non avesse avuto il coraggio di fare questi investimenti e disegnare con un piano strategico le linee del proprio sviluppo. Quando questi investimenti sono stati deliberati l’onere finanziario dei mutui (cioè le rate di interessi e di restituzione del capitale che ogni anno si pagano) erano sostenibili dal bilancio.







