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Ultimo aggiornamento: 12:29
Ho provato la sensazione di trovarmi di fronte ad un pezzo di cattivo giornalismo leggendo un articolo di Federico Rampini, noto opinionista del Corriere. Il pezzo, pubblicato venerdì 9 gennaio, riguarda la pronuncia sulla legittimità dei dazi da parte della Corte Costituzionale americana attesa nei prossimi giorni. Nell’articolo il giornalista sostiene sostanzialmente due tesi. La prima è che la Corte non deve bocciare i dazi perché questo avrebbe aumentato l’incertezza nell’economia mondiale, a causa dei possibili rimborsi. La seconda è che i dazi sono stati un colpo di genio economico di Trump, imprenditore peraltro più volte fallito. Entrambe queste tesi sono, con gradi differenti, a mio avviso seriamente fuorvianti. Vediamo di capire perché, partendo dai fatti.
Primo punto. Trump ha sempre amato i dazi, contrariamente all’ortodossia repubblicana. Ne ha introdotto molti anche nel primo mandato che però hanno avuto uno scarso effetto. Forse è per questo motivo che nel secondo ha abbandonato la legislazione ordinaria e ha usato quella d’emergenza, lo IEEPA del 1977. All’inizio l’emergenza era individuata nel contrasto alla droga e all’immigrazione clandestina, poi si è passati alla riduzione del deficit commerciale. Tuttavia è difficile sostenere che il disavanzo commerciale (mentre vi è un ampio avanzo nei servizi) sia un’emergenza nazionale, visto che l’economia Usa è cronicamente in disavanzo da decenni. Applicando la legislazione d’urgenza del 1977 Trump ha potuto però evitare il Congresso e agire rapidamente.







