Un vecchio mulino che ha ripreso a macinare e fare comunità: la storia del Molino Scodellino di Castel Bolognese parte da lontano e arriva con slancio ai giorni nostri portandosi dietro saperi e tradizioni rurali. Il mulino era il cuore pratico di una comunità, non solo perché qui il grano diventava farina ma per il ruolo centrale che aveva nella vita quotidiana. Non a caso la lingua ne tiene ancora conto quando diciamo che c’è chi “tira l’acqua al proprio mulino”, pensando prima al proprio tornaconto, e chi spaccia idee che “non sono farina del suo sacco”.

In Romagna, con la parola scudella si intendeva anticamente la piccola scodella di farina che il mugnaio tratteneva come compenso per sè dopo che aveva macinato per i suoi clienti. La scudella, diventata scodella, non era semplicemente un oggetto ma un’unità di misura, una quota del macinato, il modo immediato per dire: la parte che resta al mugnaio. Da qui arriva il nome con cui era ed è conosciuto ancora oggi l’antico Molino Scodellino, a Castel Bolognese, in provincia di Ravenna. Si trova lungo il corso di quello che in passato era chiamato Canale dei Mulini e che collegava il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola (oggi Patrimonio Unesco) al Delta del Po, attraversando i paesi di Castel Bolognese, Solarolo, Lugo, Bagnara, Fusignano e Alfonsine.