Difficile capire se quella di Paolo Mieli sia un avvertimento al centrosinistra o una profezia sulle opposizioni. Secondo lo storico, editorialista ed ex direttore del Corriere della Sera, ospite di Luca Telese e Marianna Aprile su La7, il campo largo non deve fare «quella sceneggiata che si chiama Joe Biden-Kamala Harris, cioè che c’è un candidato che non si sa se è lui o non è lui, e viene cambiato all'ultimo momento».

Le prossime elezioni politiche, salvo terremoti imprevisti e imprevedibili, arriveranno nel 2027 ma soprattutto dalle parti del Partito democratico i movimenti sotterranei sono già iniziati. Il rischio, suggerisce Mieli, è che Elly Schlein e Giuseppe Conte sprechino «quella contendibilità che ho intravisto nel nervosismo di Giorgia Meloni» nella conferenza di fine anno.

Seduta a pochi metri dal direttore c’ proprio la segretaria dem, che sembra stizzita: «Non abbiamo bisogno che ce lo dica Giorgia Meloni», sottolinea, perché la partita «è già aperta. Quello che ci dice il suo intervento è che sta finalmente riconoscendo che la tanto sbandierata stabilità di questo governo è data semplicemente dal fatto che alle scorse elezioni politiche il nostro campo si è presentato diviso, sbagliando».