BELLUNO - Cinque medaglie olimpiche in bacheca, tra cui spicca l'oro della leggendaria staffetta a Lillehammer nel 1994, conclusa con le braccia al cielo e la prima pagina della Gazzetta dello Sport che titolava “Campioni per sempre”. Evidentemente il “per sempre” ha un valore relativo e limitato nel tempo, visto che Silvio Fauner, icona dello sci di fondo azzurro, potrà vedersi le gare olimpiche della “sua” disciplina, tra poche settimane, solo ed esclusivamente grazie a un colpo di fortuna. Nessun biglietto omaggio della Federazione o dell'organizzazione dei Giochi Milano Cortina 2026. Men che meno un pass olimpico. «No, posso andare a Tesero a vedermi la gara di fondo solo perché la mia compagna ha vinto due biglietti in una lotteria organizzata dall'azienda per cui lavora». Lo dice senza troppi giri di parole, Fauner. Proprio lui che ha portato in alto il fondo italiano, insieme a Pietro Piller Cottrer (per citare un altro bellunese), ai compagni della staffetta ai Giochi 1994: non solo è rimasto escluso dalla lista dei tedofori, ma addirittura è stato dimenticato da tutta l'organizzazione di Milano Cortina 2026, come ha spiegato in un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Un caso che ha creato un terremoto nel mondo delle discipline invernali, e ha fatto arrabbiare anche il ministro dello sport Andrea Abodi («Ho chiesto informazioni alla Fondazione Milano Cortina e al Coni per capire quali siano stati i criteri di selezione» ha detto Abodi. «In linea di principio è evidente che le leggende dello sport e chi ha fatto la storia dello sport dovrebbe essere tenuto in grandissima considerazione. Sono rimasto anche io un po' spiazzato, oggettivamente, perché di fronte ad un fenomeno meraviglioso come quello della fiaccola, tra i 10.001 tedofori, credo che la platea degli olimpionici dovesse essere un'avanguardia»). Fauner escluso si fa portavoce degli atleti dimenticati del fondo e di altri sport invernali, «come Piero Gross, Razzoli, Thöni, Ghedina... (che però sarà tra i tedofori, essendosi autocandidato: caso rientrato nei giorni scorsi con tanto di scuse del “Ghedo”, ndr)». Ma il giorno dopo non è arrivata comunque nessuna telefonata di scuse da parte di Coni e Federazioni.