La condanna a morte per punire la "distruzione" di "preziosi valori costituzionali", come la democrazia e lo stato di diritto, aggravata poi dalla "assoluta assenza di rimorsi": la procura speciale di Seul ha calato la sua scure contro l'ex presidente Yoon Suk-yeol, finito sul banco degli imputati per la sua maldestra dichiarazione di legge marziale, tentata e fallita a dicembre del 2024.

La richiesta di sanzione esemplare è maturata dopo la lunga ricostruzione probatoria di 11 ore del team di procuratori speciali, nell'udienza fiume tenuta dinanzi alla Central District Court di Seul.

Malgrado la pena capitale sia presente nell'ordinamento giudiziario di Seul, è congelata per la moratoria di fatto in vigore dal 1997.

Anche se condannato, Yoon potrebbe vedere come avvenuto in passato la pena capitale commutata in ergastolo o condonata, diventando però il terzo presidente sudcoreano dichiarato colpevole di insurrezione, dopo i due leader militari legati al colpo di Stato del 1979, Chun Doo Hwan e Roh Tae Woo.

L'ex presidente conservatore è stato descritto come "il capo" di un piano che aveva "il chiaro obiettivo di rimanere al potere a lungo prendendo il controllo della magistratura e del Parlamento", ha accusato il procuratore speciale aggiunto Park Eok-su. Il 3 dicembre del 2024, Yoon, ex potente procuratore nazionale diventato popolare per l'intransigenza contro il malaffare, innescò una delle peggiori crisi politiche della giovane democrazia sudcoreana con la sospensione delle funzioni governative e l'invio dei militari in Parlamento.