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Ultimo aggiornamento: 9:25

Dopo i 65 anni la doccia quotidiana smette di essere una buona abitudine automatica e diventa una scelta da calibrare. Con l’età la pelle cambia: produce meno sebo, si assottiglia, perde acqua più facilmente. Il risultato è che lavaggi troppo frequenti – soprattutto con acqua molto calda e detergenti aggressivi – possono fare più danni che benefici, aumentando secchezza, prurito, microlesioni e il rischio di infezioni cutanee. La domanda, quindi, non è se lavarsi, ma come e quanto spesso farlo quando la pelle diventa più fragile e vulnerabile. A spiegare cosa accade davvero alla cute che invecchia è la professoressa Pucci Romano, dermatologa e presidente di Skineco, Associazione scientifica internazionale di ecodermocompatibili. “Con il passare del tempo la pelle cambia e la barriera dello strato corneo – spiega l’esperta – l’ultimo strato, quello che opponiamo al mondo esterno, produce meno sebo e trattiene meno acqua. Se il lavaggio non è adeguato e non viene fatto nel modo corretto, può peggiorare condizioni che con l’età diventano piuttosto frequenti”.

Il problema, però, non riguarda solo gli anziani.

“Di fatto, lavarsi troppo spesso danneggia il film idrolipidico, il pH e il microbiota cutaneo, che sono i veri protagonisti della barriera della pelle, a qualsiasi età. Ma con gli anni il danno pesa di più. Acqua troppo calda, detergenti aggressivi – in particolare quelli ricchi di solfati e che fanno molta schiuma – possono compromettere questa barriera, che poi ha bisogno di tempo per ripristinarsi. Da giovani la pelle recupera in fretta, con l’età fa molta più fatica”.