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"Buen Camino" è il film italiano che ha incassato di più nella storia. Scatenando i prevedibili malumori

Raccolgo la conversazione di due giovani fanciulle romane, studentesse universitarie, all'uscita della metropolitana. "Hai visto?" domanda una. "Che?" risponde l'altra. "Gli incassi del film di Checco Zalone". "Ma chi il tamarro?". "Sì lui! Chicca probabilmente si chiama Francesca siamo un paese finito. Fallito. Se tante persone vanno a vedere certa robaccia dozzinale, ci resta solo una possibilità: andare via, lasciare il paese, abbandonare l'Italia". Questo mozzicone di conversazione casualmente captata mi è rimasta impressa. Possibile che la commedia italiana susciti ancora così tanti malumori e riprovazioni? Possibile. La storia è vecchia. È iniziata negli anni Trenta del secolo passato. Anche all'epoca la commedia spopolava e veniva salutata da contumelie più o meno salaci. Nel dopoguerra la musica non solo non si è quietata: è salita di giri. Di stagione in stagione. Hanno azzannato la "maggiorate" e i "poveri ma belli".