“Ora è tutto in crisi. Siamo ripiombati nella guerra che è la cosa più anacronistica tra quelle che ci sono. Non mi rimane che fare musica e sono venuto a New York proprio per quello perché ero sopraffatto dalle notizie e questa cosa mi stava intossicando, non potevo fare nulla”. È un Lorenzo Jovanotti sincero al 100% quello che traspare dal documentario “JovaYork – la musica dell’anima”, in prima visione su Sky Uno e Sky Documentaries il 12 gennaio alle 21.15, su Sky Arte il 14 gennaio alle 20.15, in streaming solo su Now e disponibile On Demand.
Abbiamo visto il documentario “JovaYork – la musica dell’anima” (scritto da Lorenzo Cherubini con Federico Taddia e diretto da Fabrizio Conte. La produzione esecutiva è di Borotalco tv) che svela non solo il “making of” del suo ultimo album “Niuiorcherubini”, nato in sei giorni. Un’ora di racconti, spensieratezza e il cantautore credibilissimo come guida per la città.
“Non voglio gente che mi dia delle risposte perché non ci sono”
“Avevo la timeline inarrestabile di tragedie e sentivo di non poter avere nessun potere di intervento. Allora mi sono reso conto che l’unica cosa che posso fare è la musica, dove riesco a mettere le emozioni e non essere ideologico, dove posso descrivere solamente emozioni. Non voglio gente che mi dia delle risposte perché non ci sono. Mi sono concentrato sulla capacità di essere emotivi, amare, di sperare e progettare il futuro e credere che le situazioni che ci attraversano poi finiscono, come le malattie. E proprio come quando ci ritroviamo immersi nelle malattie l’atteggiamento più costruttivo è quello di attraversarla per poi uscirne. La vita stessa è un attraversamento continuo. Dove si va dopo? Non lo so (ride, ndr)”.








