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Il ministro della Giustizia: "I giudici aspirano ad avere un potere parapolitico". Palamara: "Ma c'è una parte di magistrati che ragiona"

Il ministro Nordio come al solito ha i toni pacati. Però ieri mattina, quando ha letto lo scoop del Giornale con le chat riservate di alcuni magistrati che riconoscono la smania di potere della categoria, deve avere avuto un moto di soddisfazione. Le sue tesi, che espone da tempo, sono confermate. C'è una frase, scritta da uno di loro in queste chat, che ha colpito il ministro: quella che contiene l'ammissione di un magistrato il quale dice che i sostenitori della riforma sono stati favoriti dalla "tracotanza e dalla sete di potere dei Pm".

"Non parlerei di sete di potere - mi dice il ministro Nordio - piuttosto si tratta di sete di ruolo". Che tipo di ruolo? Nordio ci pensa un attimo e poi mi offre questa formula: "ruolo parapolitico". Forse sta proprio qui la chiave dello scontro permanente, da trent'anni, tra Procure e politica: la ricerca di un ruolo parapolitico, che rompa la vecchia separazione tra i poteri che è il principio sacro dello Stato liberale.