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Saranno giornate fantastiche di gare, di imprese, di medaglie e (si spera) di vittorie azzurre ma guardando più in là nel tempo si può già un po' immaginare cosa resterà dei Giochi alla città
Tra venticinque giorni si apriranno le Olimpiadi di Milano-Cortina: ci siamo. Qualcosa ancora rimane da fare ma, non ci sono dubbi, saranno un successo perché, come già accadde una decina di anni fa con Expo, questa è una città abituata ai colpi di reni e a far bene. Saranno giornate fantastiche di gare, di imprese, di medaglie e (si spera) di vittorie azzurre ma guardando più in là nel tempo si può già un po' immaginare cosa resterà dei Giochi alla città. Uno studentato in Scalo Romana dove ora è pronto il villaggio olimpico, un'arena a Santa Giulia e una a Rho che faranno spazio non solo allo sport ma anche ad eventi e concerti, un ospedale di Niguarda migliorato nel suo pronto soccorso con spazi raddoppiati e con un pronto soccorso pediatrico rimesso a nuovo. E altro verrà. Ma il lascito olimpico è anche altro. Sarebbe bello ad esempio se questa città sfruttasse l'onda delle Olimpiadi (e delle Paralimpiadi) per stimolare lo "spirito olimpico" di cui è carente. Che si traduce in tanti modi soprattutto in uno e riguarda i bambini, i ragazzi cioè coloro che guardando gli atleti si identificano e si appassionano. Una città olimpica deve fare in modo che questa passione resti viva e non si affievolisca perchè fa crescere bene ed un ottimo "antibiotico" a guai e violenza.






