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Le donne, flotillane e non, come possono rimanere impotenti e in silenzio di fronte al coraggio e alla forza di tutte quelle che non smettono di lottare per la propria libertà e i propri diritti

Ecco, è arrivato il momento di riprendere il largo. Due le possibilità: raggiungere l'Azerbaigian via terra dalla Turchia e da lì salpare per i porti iraniani sul Mar Caspio, oppure passare dagli Emirati Arabi e solcare i più caldi mari del Golfo. Sì, perché i valorosi eroici membri della Flotilla non possono mancare alla missione in aiuto della popolazione iraniana che da 15 giorni protesta contro il regime islamico di Khameini.

Come potrebbero ignorare che le proteste che scuotono l'Iran non sono episodi isolati di malcontento ma il risultato di tensioni accumulate in uno spaventoso contesto di oppressione politica, collasso economico e controlli sociali draconiani? Come non intervenire di fronte al popolo iraniano tiranneggiato che si mobilita per rivendicare il diritto a determinare le proprie condizioni di vita e si ribella a uno Stato e un sistema schizofrenico e spietato che gli spara addosso? Chissà anche lì quanti bambini, donne, nonni, tutti affamati e senza cure mediche perché gli ospedali sono al collasso, senza elettricità, addirittura privi di connessione internet per poter lanciare richieste d'aiuto e eludere la censura del regime dell'Ayatollah. Perché, nonostante chi detiene il potere abbia cercato di schiacciare e logorare le proteste, l'oppressione sanguinaria non è riuscita a spegnere le insurrezioni che da anni serpeggiano nel paese al grido di "Donna, vita e libertà".