Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
I quaranta italiani imbarcati in quell'avventura non hanno mai chiesto la liberazione degli ostaggi
Sta prendendo corpo, per volontà del Pd e di altre componenti della maggioranza su cui si regge il sindaco Beppe Sala, l'idea di assegnare l'Ambrogino d'Oro al capitano - poco coraggioso e molto vanitoso - della Flotilla pro-Hamas. Quella che, tra selfie e proclami, ha tentato in ogni modo di disturbare la trattativa di pace che, piaccia o no, è stata portata a compimento da Trump, con il sostegno fattivo di Giorgia Meloni e di ventidue Stati, Israele e Hamas compresi. Una pace provvisoria, certo, ma che ha fermato i bombardamenti, aperto i corridoi umanitari e restituito venti ostaggi vivi: l'unica vera notizia che i militanti della Flotilla non riescono a digerire.
I quaranta italiani imbarcati in quell'avventura non hanno mai chiesto la liberazione degli ostaggi: consideravano quella richiesta una provocazione, perché ricordava troppo il 7 ottobre, la mattanza degli ebrei. Preferivano l'agit-prop, le dirette social e gli applausi del pubblico di Repubblica. Tornati in patria, i loro amici hanno messo a soqquadro le città, ferito cinquanta agenti, bloccato treni e tangenziali. Altro che missione di pace: scenografia per un paio d'ore di gloria.






