L’anime tratto dall’opera di Masamune Shirow ha dato concretezza visiva agli scritti di Gibson e Sterling e contribuito a costruire l’immaginario cyberpunk. Una guida alla lettura e alla visione, passando anche da Scarlett Johansson

Motoko Kusanagi, la protagonista di Ghost in the Shell, in un'immagine generata con Gemini

Genova - Non è la prima, però è senza dubbio fra le più importanti opere che hanno contribuito a definire il concetto di cyberpunk. E quest’anno compie trent’anni. Più o meno. Ghost in the Shell, l’anime (film di animazione giapponese) tratto dall’omonimo manga di Masamune Shirow, fu presentato nel 1995 alla Mostra del Cinema di Venezia, debuttò in Giappone il 18 novembre di quell’anno e arrivò in Italia, inizialmente solo in videocassetta, nel 1996. Cioè appunto trent’anni fa.

Dopo il primo film, dal fumetto ne sono stati tratti altri (uno anche con Scarlett Johansson) e pure alcune serie tv, e un’altra ancora è attesa nel corso del 2026, realizzata dallo studio Science Saru e prodotta da Netflix. E visto che sempre a cavallo fra quest’anno e il prossimo dovrebbe arrivare il serial tratto da Neuromante, il romanzo di William Gibson che ha in qualche modo inventato il concetto di cyberspazio (ne avevamo scritto qui), è interessante provare a capire quale sia stato davvero l’impatto di Ghost in the Shell sulla fantascienza è perché è stato ed è ancora tanto importante.