"Questo Natale senza Patrizio è stato durissimo. Loro seduti a tavola con i loro figli e io senza il mio Patrizio". Simona Esposito, la madre del ragazzo, piange. Piange come piange da dodici mesi, da quel venerdì pomeriggio del 10 gennaio 2025 quando suo figlio, 19 anni, è morto alla Frigocaserta di Gricignano di Aversa. Ucciso da una fuga di ammoniaca mentre lavorava su un'impalcatura. Tirocinante, 500 euro al mese, nessuna formazione sulla sicurezza. "Mio figlio è morto innocente – dice ancora Simona con la voce rotta dal pianto – è salito là sopra convinto che doveva farlo, perché noi gli avevamo insegnato che per lavorare serve sacrificio. Si è fidato. E invece lo hanno mandato a morire".
Oggi, 10 gennaio 2026, è passato esattamente un anno. A casa Spasiano, nel rione Berlingieri a Secondigliano, c'è solo silenzio. L'urna con le ceneri di Patrizio è ancora nella sua stanzetta, accanto alla maglia numero 11 del Napoli firmata da tutti i calciatori e alle magliette bianche che gli amici avevano fatto per il funerale. "Ho preso una depressione terribile – dice ancora la madre – ogni giorno è lo stesso dolore, la stessa storia. Mi sveglio al mattino e dico: non ci credo che mio figlio è morto".







