Da noi è il principe del detox, oltreoceano è ormai il re dei narco-frutti. L’avocado è un cibo sempre più consumato in Europa e soprattutto negli Stati Uniti (oltre 1 milione di tonnellate l’anno). Ci sono Paesi, come il Cile, dove le monocolture per coltivare la “palta” stanno prosciugando le risorse idriche e creando crisi ambientali e sociali sempre più estese. Più a nord però, in Messico, quello dell’avocado sta diventando un commercio al centro direttamente degli affari dei narcos che da mesi - tra episodi di corruzione, pizzo e omicidi - hanno innescato una escalation di violenza di cui i consumatori di avocado sono spesso inconsapevolmente ignari.
A fine 2025 nello stato messicano da dove provengono l’80% dei frutti destinati al mercato Usa l’escalation sanguinaria ha toccato il suo apice. Nel giorno de il Dia de Los Muertos il sindaco della città di Uruapan, la principale realtà per il commercio di avocado, è stato ucciso. L’omicidio di Carlos Alberto Manzo Rodríguez, che si batteva contro le ingerenze e la violenza dei cartelli messicani, ha mostrato il volto più spietato dell’economia del cosiddetto ”oro verde”, quel frutto che da noi è sinonimo di guacamole e insalate ma in Messico attraversa tutte le sfumature del verde, soprattutto quella dei dollari. L’avocado genera infatti oltre 3 miliardi di dollari l’anno in esportazioni: cifre che hanno fatto gola ai cartelli messicani a tal punto da applicare le stesse infrastrutture che prima erano destinate ad eroina ed altre droghe alle coltivazioni e i trasporti. I contadini vengono pressati con le “cuotas”, le tasse da pagare per avere protezione: chi non sborsa rischia torture o morte. Talvolta, per la "protezione", si pagano anche 2.500 dollari per ettaro.








