Sono la coppia più bella e più ricca del del tennis, e anche la Corea, dove domattina (alle 8, diretta tv Supertennis e Sky) si affronteranno nella prima esibizione dell’anno - con in palio la miseria di due milioni di dollari - va in delirio per loro.
Trattasi del duo Carlos Alcaraz-Jannik Sinner, in rigoroso ordine di classifica mondiale, oppure del “Sincaraz”, denominazione che li riunisce un po’ come accadeva con il “Fedal”, la crasi fra Federer e Nadal inventata per significare quanto fosse stretto il legame creato dalla loro rivalità. E che il paragone con Roger e Rafa sia già plausibile già oggi la dice lunga sulla presa che Jan e Carlitos fanno sull’immaginario sportivo, nonostante i loro successi non siano ancora nemmeno paragonabili a quelli dei loro grandi predecessori.
La loro eccellenza spicca, va detto, anche per la latitanza della concorrenza, che al momento pare schiacciata, agonisticamente e psicologicamente dal dominio dei due fenomeni, ma questa è un’altra storia.
Sinner-Alcaraz: la prima sfida del 2026 tra i giganti del tennis è a ping pong
La novità è che due ‘dittatori’ del tennis, riuniti in Corea alla vigilia degli Australian Open - il major che la Volpe punta a vincere per la terza volta di seguito e l’unico che invece lo spagnolo non ha mai conquistato - presto o tardi potrebbero decidere di giocare insieme in doppio. «Sarebbe bello trovarsi tutti e due dallo stesso lato del campo, almeno per una volta», ha ammesso Alcaraz durante la conferenza alla vigilia del ‘SuperMatch’ sponsorizzato Hyundai di Seul. «Non ne abbiamo mai parlato - ha risposto Jannik che gli stava accanto - Ma sarebbe bello. Ne parleremo. Quest’anno o il prossimo, perché no: ma dalla parte del dritto giocherebbe Carlos». Fra l’altro tecnicamente i due si completano alla perfezione, visto che il colpo preferito di Sinner è il rovescio, e anche caratterialmente danno l’impressione di trovarsi bene insieme. «La nostra è una grande rivalità sul campo, ma abbiamo un buon rapporto anche fuori», ribadisce Jannik. «Quando ci siamo incontrati la prima volta (nel 2019 nel Challenger di Alicante e poi ufficialmente nel 2021 a Parigi indoor) lui era molto giovane, ma si capiva che era uno speciale, ero certo che sarebbe arrivato dove è ora, mentre di me non lo ero. Ora mi piace incontrarlo, perché mi spinge a dare il massimo tutte le volte che giochiamo».












