MESTRE - Una persona molto espansiva, capace di stringere amicizia con chiunque in pochi minuti, giusto il tempo di scambiarsi due parole. Ma anche un uomo estremamente paranoico, la cui mente cadeva spesso vittima di supposizioni e congetture, arrivando a scorgere complotti anche dove non avevano senso di esistere. Così gli amici che il 25enne Sergiu Tarna e il 40enne Riccardo Salvagno avevano in comune descrivono l'agente di polizia arrestato con l'accusa di omicidio. Salvagno, che fin dall'adolescenza bazzicava tra i bar e le vie di Spinea, da un paio d'anni era diventato una presenza fissa soprattutto a Mestre, dove frequentava i locali del centro e i clubnotturni nei dintorni, uno su tutti il Cocò di Tessera, club di lap dance. Ma anche il Semaforo Rosso a Spinea, La Nuova Mestre a Chirignago, il Leopardo Nero a Oriago e il Dalla Moretta in via Palazzo a Mestre.

Pare sia stato proprio tra un drink e l'altro che vittima e carnefice abbiano avuto modo di incontrarsi per la prima volta, continuando poi a frequentarsi e stringendo un legame d'amicizia. «Capitava spesso che i due si incontrassero in qualche bar per bersi una birra assieme e scambiare due parole affermano alcune amiche di Tarna e Salvagno Riccardo, come sempre, vestito di tutto punto e ogni volta con una macchina diversa». Salvagno viene infatti descritto da tutti come una persona che teneva particolarmente al proprio aspetto, soprattutto all'abbigliamento, agli accessori e ai profumi. Allo stesso tempo era un grande amante delle belle auto: «A casa aveva almeno un'automobile d'epoca, una Mustang nera e una Golf grigia, quella che usava più spesso per spostarsi». Passione che gli era valsa, sui social, il soprannome di "Richard Ford".