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Giovedì la Chiesa cattolica spagnola ha firmato un accordo di collaborazione con lo stato in cui si impegna a risarcire le persone che da minorenni hanno subito abusi sessuali da parte del clero spagnolo. Le somme saranno decise caso per caso dal difensore civico nazionale, che si occupa di tutelare gli interessi dei cittadini (in molti paesi è chiamato ombudsman, mentre in Italia non esiste un ruolo del genere). Il documento è stato firmato dal ministro spagnolo della Giustizia e della Presidenza, Félix Bolaños, dal presidente della Conferenza episcopale spagnola (CEE), Luis Argüello, e dal presidente della Conferenza spagnola dei religiosi (Confer), Jesús Díaz Sariego.

L’accordo arriva dopo anni in cui la Chiesa cattolica spagnola (come in molti altri paesi) si era rifiutata di ammettere i casi di pedofilia commessi al suo interno, nonostante le molte inchieste sul tema. Nel 2023 per la prima volta ne aveva ammessi più di 900, e da allora aveva lavorato con lo stato a un accordo che permettesse a quante più vittime possibile di ottenere un risarcimento.

Il sistema previsto dall’accordo riguarda casi in cui sono coinvolte persone che non possono più ricevere dei risarcimenti attraverso una causa in tribunale perché il reato è prescritto o perché la persona che ha commesso gli abusi è morta. Funzionerà così: le presunte vittime dovranno chiedere il risarcimento a un organismo creato dal ministero della Giustizia, che studierà il caso ed elaborerà una «proposta di riconoscimento»; tutta la documentazione sarà quindi inviata alla Chiesa, che dovrà controllare se il caso è già stato indagato o se la persona è già stata risarcita, e potrà poi accettare o rifiutare la proposta.