Il copione è il medesimo dei mesi scorsi, le battute delle parti quasi identiche.

Perché il dispiegamento di forze europee di peacekeeping in Ucraina, messo nero su bianco nella dichiarazione finale del vertice di Parigi del 6 gennaio, non poteva che trovare la dura condanna di Mosca: le forze occidentali saranno considerate come "un intervento straniero" e "una minaccia diretta" alla Russia, che pertanto li prenderà di mira come "obiettivi militari legittimi", ha chiarito la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.

Un mantra ripetuto con ancora più forza mentre le garanzie di sicurezza per Kiev sembrano vedere la luce, dopo i colloqui dei giorni scorsi tra Usa, Ucraina e Volenterosi. Tanto che Volodymyr Zelensky ha annunciato che ora, "il documento bilaterale" al riguardo "è sostanzialmente pronto per la finalizzazione al massimo livello con il presidente degli Stati Uniti" Donald Trump.

La manifestata unità occidentale va sempre di pari passo all'indignazione di Mosca, che accusa Kiev e i suoi alleati di formare un "asse di guerra", bollando i piani dei volenterosi come "sempre più pericolosi e distruttivi per il futuro del continente europeo".

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