Un mercato ormai consolidato, il cui valore è stimabile nell’ordine dei 14 miliardi di euro, costituito da strumenti in grado di raccogliere risorse importanti a supporto dei piani di sviluppo delle Pmi e di offrire al tempo stesso agli investitori un rendimento medio di tutto interesse e che si attesta attorno al 7 per cento . Quello del private debt italiano è un mondo in sicura ascesa, al di là dei dati in parte contraddittori raccolti da Aifi, (l’associazione che raccoglie in Italia gli operatori nel private equity, nel venture capital e nello stesso private debt) che nella fotografia scattata a metà anno parlava da una parte di una raccolta in frenata del 21% rispetto a dodici mesi prima e dall’altra di impieghi in crescita addirittura del 66 per cento.

A confermarlo sono appunto le indicazioni di Anthilia, che ha effettuato per Il Sole 24 Ore un censimento dei titoli di debito, quotati o private placement, e dei finanziamenti di valore nominale inferiore a 100 milioni di euro emessi nel corso del tempo da imprese italiane. L’ammontare complessivo censito a partire dal primo strumento strutturato nell’aprile 2013 fino al 30 giugno scorso supera i 13,8 miliardi di euro: una dinamica che si traduce in una crescita del 54,5% medio annuo composto e del 30% se si guarda soltanto agli ultimi dodici mesi, originata negli anni da più di mille emittenti e attraverso circa 1.200 operazioni, ma che soprattutto non sembra destinata ad arrestarsi.