ROMA. L’aumento delle spese per la difesa non avverrà a scapito delle politiche sociali. È quanto assicura il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto in question time al Senato per rispondere a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle sulle coperture finanziarie del rafforzamento della spesa militare. Secondo Giorgetti, l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale consentirà di tollerare «un sentiero di crescita della spesa netta più ampio» limitatamente agli investimenti aggiuntivi in difesa e sicurezza. Un margine che, ha sottolineato il ministro, permetterà di evitare tagli o ridimensionamenti alle principali priorità di natura sociale. «L’aumento di spesa prospettato – ha spiegato – non comporterebbe alcuna rinuncia alle politiche dedicate alle priorità sociali», facendo riferimento in particolare agli ambiti richiamati dagli interroganti. La strategia del governo punta dunque a separare l’incremento delle risorse destinate alla sicurezza dal resto della spesa pubblica, sfruttando le flessibilità previste dalle regole europee. Il chiarimento arriva in una fase delicata, con il dibattito politico concentrato sull’impegno dell’Italia ad aumentare gli stanziamenti per la difesa in linea con gli obiettivi internazionali, senza però comprimere welfare, sanità e sostegni alle fasce più fragili della popolazione. Patuanelli: “Scostamento per le armi? Pura follia” «Oggi in Aula ho fatto una domanda semplice al Ministro Giorgetti: dove prenderete i soldi per aumentare di oltre 23 miliardi le spese militari nei prossimi tre anni? La risposta è stata un esercizio di fumo istituzionale. Si rinvia tutto a marzo, alle stime Istat, all’uscita (forse) dalla procedura di infrazione, alle clausole europee, al Safe, alle flessibilità. Ma intanto una cosa è chiarissima: l’impegno a spendere quei soldi c’è ed è nero su bianco nei documenti ufficiali del Governo. State ipotecando risorse enormi del Paese senza dire come verranno trovate e pretendendo di far credere agli italiani che non ci sarà alcun impatto su sanità, welfare, servizi, famiglie. È lo stesso Governo che per mesi ha costruito la narrazione del “buco di bilancio” per giustificare tagli, rinvii, tasse e rinunce. Ora, improvvisamente, Giorgetti dice che 23 miliardi per le armi non incidono. Peccato che questi soldi siano già stati certificati da Upb come spesa regressiva, porta più debito della crescita che dovrebbe produrre, nonostante non sia conteggiata nel deficit grazie al “regalone” tedesco della Commissione Ue», dice Stefano Patuanelli, capogruppo M5S al Senato.