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L’annuncio: "Aperta una istruttoria". L’ex premier contro i dossieraggi
C'è una parolina magica che fa capolino nell'affaire che lega Report alla fuga di milioni di dati personali dai pc dell'esperto Giangaetano Bellavia: privacy. E c'è un nemico di Sigfrido Ranucci pronto a portare in Parlamento questo scandalo appena all'inizio: Matteo Renzi (nella foto), solidale con il nostro direttore Tommaso Cerno nella battaglia contro i dossieraggi che stanno avvelenando la politica e pronto a denunciare tutto in Parlamento: «Il giornalismo libero è un valore sempre, il pluralismo è alla base della nostra democrazia: qualcuno troppo spesso lo dimentica», scrive l'ex premier. Nonostante sia rimasto finora in silenzio - cosa che a molti non è piaciuta - il Garante Pasquale Stanzione ha annunciato solo in serata di aver aperto una istruttoria per verificare se e come il data breach subìto dal professionista in una querelle con la sua ex socia di studio possa aver messo a repentaglio la privacy delle persone coinvolte in questa esfiltrazione di dati, i cui nomi sono stati pubblicati dal Giornale. Parliamo di 910 gigabyte di file «ad alta sensibilità» sottratti all'ex super consulente dei pm e di Report dalla sua ex collaboratrice Valentina Varisco rinviata a giudizio per «accesso abusivo al sistema informatico», che sarebbe avvenuto dal 18 giugno e al 25 settembre 2024, assieme al materiale fornito nel tempo dalla redazione di Report per valutazioni preliminari e custodito in hard disk chiusi in un armadio dello studio. «Sono dati pubblici», si era affrettato a dire Ranucci, ma le cose non stanno così. «Bisogna vedere cosa si intende per pubblico», spiega al Giornale Luca Bolognini, presidente dell'Istituto Italiano per la Privacy e cassazionista specializzato in diritto dei dati. Ci possono essere dati pubblici ma non immediatamente accessibili, o non disponibili, o a conoscenza limitata. Trattandosi di documenti legati a indagini e processi, difficile che la loro diffusione non autorizzata non sia reato.






