Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Così Trump prova a tagliare i commerci cinesi e i fondi con cui la Russia fa la guerra a Kiev
Da ieri pomeriggio il blitz venezuelano dell'Amministrazione Trump ha una nuova dimensione. Assai più globale. E assai più inquietante. Per capirlo basta guardare quanto successo nelle acque dell'Atlantico settentrionale. Lì - quasi 7mila chilometri a nord ovest dalle coste venezuelane e a poche centinaia da quelle scozzesi - navi ed elicotteri americani hanno abbordato e sequestrato - dopo due settimane d'inseguimenti - la petroliera battente bandiera russa «Marinera».
La mossa apre un partita che finisce con il legare il destino di Caracas a quello dell'Ucraina. E a rendere pericolosamente teso il rapporto tra Casa Bianca e Cremlino. Anche perché la caccia alla «Marinera» è il prologo di una doppia campagna dell'Amministrazione Trump. Una campagna rivolta da una parte ad imporre a russi e cinesi il rispetto dell'assoluto dominio Usa sull'Atlantico e dall'altra a bloccare o ridimensionare i commerci di quella «flotta fantasma» con cui Mosca s'è fatta beffe delle sanzioni. Ma il doppio obbiettivo rischia d'innescare un pericolosa escalation. Da una parte infatti azzoppa i commerci fondamentali per un economia cinese che punta a mercati e risorse dell'America Latina. Dall'altra punta a togliere al Cremlino le risorse indispensabili per proseguire la guerra in Ucraina. Insomma l'«imperium» americano sull'Atlantico rischia di rendere ancor più solida l'alleanza Mosca Pechino e più complessa la pretesa trumpiana di togliere alla Cina le risorse russe. In questo nuovo corto circuito anche i rapporti Mosca Washington rischiano di raggiungere nuovi picchi di criticità. La cosiddetta «flotta fantasma» assemblata dalla Russia mettendo insieme 1400 vecchie carrette dei mari - tra cui 600 petroliere battenti le più disparate bandiere - ha consentito a Mosca di continuare ad esportare le sue materie prime e il suo petrolio.






