Terme di Acqui, le prime sette lettere di licenziamento sono partite il 2 gennaio, inviate ai dipendenti con contratto a tempo indeterminato, dagli impiegati al personale sanitario. A queste comunicazioni, a breve, se ne aggiungeranno altre: quelle degli stagionali, i cosiddetti «fanghini» (stimati in una quindicina) che hanno lavorato durante l’ultima stagione di cure, conclusasi il 16 dicembre.

Lo sgarbo di Pater alle Terme di Acqui, la politica insorge: “Basta dialogo con lui”

GIOVANNI ARMAND-PILON

Il sindacato

Un 2025 particolarmente lungo perché iniziato ad aprile e mai fermatosi, nemmeno durante il mese di agosto. Evidentemente, però, è stata l’ultima stagione visto che, con questi licenziamenti, le scelte del nuovo amministratore Alessandro Pater sembrano chiare: chiudere tutto. I primi a dissotterrare l’ascia di guerra sono i sindacati. «Abbiamo già attivato il nostro ufficio legale per la tutela dei dipendenti oltre a mettere in campo ogni azione che possa riportare l'attenzione sulla vicenda – tuona Maura Settimo, segretaria UilTucs Alessandria -. Non escludiamo picchetti o manifestazioni sul territorio». Anche con l’aiuto dei cittadini. «Questi licenziamenti colpiscono al cuore la comunità acquese – continua Settimo -. Salvaguardare il lavoro e la professionalità sarebbe stato un atto dovuto nei confronti di dipendenti che hanno dato la propria vita lavorativa in questa importante azienda».