"Mio figlio non ha mai fatto del male a una mosca, non so cosa sia successo. Con lui avevo un rapporto ottimo. Lui faceva il suo servizio, tranquillo, poi veniva a casa, usciva". In una telefonata al Tg1 si sfoga Luigi Ambrosio, il papà di Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni ucciso a coltellate la sera del 5 gennaio nel parcheggio della stazione di Bologna.
Il killer è Marin Jelenic, senza fissa dimora croato di 36 anni. L'uomo è stato fermato la sera del 6 gennaio a Desenzano del Garda, in provincia di Verona. Non aveva documenti con sé ed è stato identificato tramite le impronte digitali. "So che sono ricercato ma non so il motivo", sono state le sue prime parole agli agenti che lo hanno trovato.
L'uomo è apparso confuso, uno sbandato già identificato per comportamenti molesti nei giorni precedenti e fatto scendere da un convoglio regionale a Fiorenzuola, in provincia di Piacenza, poche ore dopo il delitto. La sua identità non era infatti stata ancora comunicata. Ancora ignoto il movente che lo ha condotto a uccide il capotreno. "Alessandro era un ragazzo eccezionale, gli volevano bene tutti - ha continuato suo padre Luigi al Tg1 -. Non so niente di questa persona, non ce l’ho con lui, sarà stato un poveraccio. Voglio solo sapere perché l’ha fatto, solo questo. Se ha le p***le di dirmi perché l’ha fatto. Alle spalle poi...". Alessandro infatti sarebbe stato colpito alle spalle: la dinamica dell'accoltellamento fa pensare a una azione improvvisa e senza possibilità di difesa per il capotreno.















