MILANO - Dalla stanza di Emilio Gabriel Valdez Velazco, nell'appartamento di Cologno Monzese nel quale abitava con la compagna, gli investigatori hanno prelevato gli abiti dell'uomo e le sue scarpe, ma anche svariati capi di abbigliamento femminile, compresi numerosi indumenti intimi. E il telefono dell'indagato. L'analisi dei dati contenuti potrebbe essere decisiva per dissipare le ombre che ancora avvolgono la morte di Aurora Livoli, a cominciare da eventuali contatti pregressi tra il peruviano di 57 anni e la diciannovenne della provincia di Latina che, secondo l'accusa, l'uomo avrebbe strangolato la sera del 28 dicembre in un cortile di via Paruta.

Le telecamere di sicurezza identificano con certezza quando le strade di Velazco e di Aurora di sono incrociate: sulla banchina della fermata Cimiano della metropolitana di Milano, poco dopo le 22.30 del giorno in cui la ragazza è morta. Gli accertamenti tecnici in corso mirano a chiarire se la vittima conoscesse già il peruviano, un elemento che le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza non permettono di valutare con precisione. I frame riprendono Velazco che incontra la ragazza, sembra si parlino, poi lui le dà la mano, si inginocchia e pare abbracciarle le gambe, infine si allontanano insieme. Ricompariranno prima delle 23 all'ingresso del condominio di Paruta 74, lei cammina davanti al peruviano all'apparenza senza alcuna coercizione. Verrà trovata morta la mattina dopo nel cortile, semi svestita, con lividi da strangolamento sul collo come stabilisce l'autopsia e altri segni tra cui un occhio tumefatto che, secondo i pm, rivelano la reazione della vittima e il tentativo di difendersi: prima di essere strozzata, Aurora avrebbe lottato. È ciò che ha fatto la ragazza aggredita da Velazco alle 22, stessa fermata della metro e medesime modalità. Aspettava il suo treno ed era sola quando il peruviano le è piombato alle spalle, «all'improvviso mi ha presa da dietro per il collo stringendomi fortissimo. Non riuscivo a respirare né a parlare», ha raccontato. Le intima di consegnargli soldi e cellulare, ma non è sufficiente per placarlo, lei teme voglia gettarla sui binari e tenta di opporsi, l'uomo la trascina sulle scale stringendole il collo sempre più forte. «Continuava a dirmi di stare zitta, che mi avrebbe ammazzata. Ripeteva: "Tu oggi muori, morirai", mentre cercava di trascinarmi in un luogo buio e isolato». A salvare la ragazza, diciannovenne come la giovane di Monte San Biagio, l'arrivo della metropolitana e le sue grida disperate, gli inquirenti non escludono che Velazco avesse intenzione di ucciderla.