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Il portavoce di Potere al Popolo sta ora usando la situazione venezuelana per portare nuovamente il conflitto nelle piazze a difesa di Nicolas Maduro

Le piazze dei pro Mad in queste prime giornate embrionali sono animate dagli stessi che scendevano a manifestare per la Palestina: è la sinistra radicale che cerca spazio e consenso attaccandosi alla causa del momento. Tra gli agitatori c'è Giuliano Granato, classe 1981 e leader di Potere al Popolo, nato alla fine del 2017 su slancio partito dall'attivismo del centro sociale Ex OPG Occupato "Je so' pazzo".

Il programma economico di Potere al Popolo! sembra uscito da un manuale di sopravvivenza del socialismo reale. Nazionalizzazioni selvagge, tasse patrimoniali punitive e una guerra dichiarata a chiunque produca ricchezza o faccia impresa. Rappresenta, nel panorama politico italiano, la persistenza di una sinistra radicale che rifiuta ogni compromesso con la modernità, soprattutto perché il movimento elegge il conflitto sociale a unico motore della politica, privilegiando la piazza rispetto al lavoro istituzionale e questa impostazione trasforma l'azione politica in una protesta permanente per soddisfare soddisfa la base più militante. Granato intercetta proprio questo tipo di militanza e spera di trasformarla in voti alle elezioni del 2027, visto che alle recenti regionali non ha ottenuto risultati soddisfacenti e non è stato eletto. A tal proposito mantiene stretti legami con gli esponenti più radicali del parlamento, gli eletti di Avs, che hanno anche organizzato una conferenza in Senato per denunciare l'infiltrazione a fini di indagine di agenti nel movimento guidato da Granato.