Il giorno della marmotta, però a Livigno. Ché non è un remake cinematografico in salsa valtellinese, però lassù, in uno dei Comuni più alti d’Europa, 1.816 metri sopra al mondo, con la neve in quota che è a 48 centimetri e in paese che è a sedici, alla faccia dei gufi della stagione invernale, è un problema mica da ridere. Quel simpatico roditore dal musino vispo che delle basse temperature se ne infischia, anzi che le cerca pure (e infatti preferisce bazzicare oltre i mille metri). Son mesi , tuttavia, che i livignaschi, le marmotte, le sfrattano. Con garbo, con cautela, per carità senza alzar contro di loro manco un dito, giammai in massa, però le fanno sloggiare. Via, fuori, scusi-sa-ma-si-deve-allontanare da quel “piccolo Tibet” in provincia di Sondrio che è tradizionalmente meta del turismo internazionale e che, tra meno di un mese, sarà la vetrina lombarda delle Olimpiadi del 2026. C’entrano anche quelli, tra l’altro, i giochi planetari al via tra poco più di due settimane. È che loro, simpatiche, pelosette, simbolo di calma e di saggezza, un po’ come la montagna nella quale abitano, abituata al pragmatismo e alle azioni schiette, le marmotte di Livigno, si sono riprodotte pure un filino troppo.
Livigno sfratta le marmotte: "Danni alle piste" | Libero Quotidiano.it
Il giorno della marmotta, però a Livigno. Ché non è un remake cinematografico in salsa valtellinese, però lassù, in uno dei Comuni p...






