Quando se ne sono accorti, i veterinari svizzeri, oramai era troppo tardi. Le cure anti-tumorali su quel rottweiler di Lucca, purtroppo, non riusciranno nel miracolo e il cane morirà una manciata di mesi dopo, a seguito di un intervento di eutanasia che gli risparmierà, almeno, le ultime inutili sofferenze. Però il punto è che il suo padrone, prima di andare all’estero, aveva portato l’animale di compagnia in una clinica veterinaria della sua città, in Toscana, e lì nessuno aveva capito quella patologia lo stava uccidendo.
Lui invece s’è incaponito, ha capito che quel cucciolo che stava con lui da oltre dieci anni non stava bene, che stava peggiorando di giorno in giorno e, quindi, ha tentato l’ultima carta: è andato in Svizzera, ha chiesto un altro parere. Adesso i veterinari lucchesi dovranno risarcirlo, sia per il danno morale «da sofferenza e patema d’animo» sia per le spese legali che ha sostenuto nel portarli in giudizio. Il verdetto è di secondo grado ed è interessante per due aspetti. Il primo è che questo caso potrebbe rappresentare un precedente, se pur nel nostro ordinamento una sentenza non fa giurisprudenza (però fa materiale a cui attingere in procedimenti analoghi). Il secondo è che è stato quantificato dalla corte d’appello di Firenze anche l’ammontare che spetta al padrone del rottweiler: circa 9mila euro.






