Il parcheggio era troppo affollato e i posti sempre più immobilizzati. Adesso la Grecia li ha sgomberati istituendo il divieto di sosta selvaggia all’università. Il ministero dell’Istruzione ha fatto tabula rasa della bellezza di ben trecentomila studenti iscritti prima del 2017, escludendoli dagli elenchi degli atenei pubblici. Poco più del 10% sono riusciti invece a rinnovare l’iscrizione. I fuoricorso erano alimentati dalla politica del cosiddetto apprendimento permanente, peraltro da poco vietato con una legge ad hoc, che consentiva l’iscrizione anche in caso di lunghe sospensioni dagli studi per motivi di lavoro. La falce del ministero di Atene si è abbattuta dopo il colpo di martello dimezzando gli elenchi di 25 università pubbliche, consentendo la prosecuzione degli studi solo agli attivi. I criteri sono quelli di consentire una mirata pianificazione dei corsi e degli investimenti, rendendo più formative e più competitive le università greche nelle graduatorie internazionali, aumentando così il peso specifico della laurea.
In Grecia, peraltro, i corsi di laurea nelle università pubbliche sono finanziati dallo Stato e i cittadini dell’Unione Europea non pagano retta. Fosse accaduto in Italia, il primo venerdì non festivo in calendario sarebbe già stato barrato con una croce dalla Cgil di Maurizio Landini per lo “sciopero generale” contro le politiche repressive del governo. La sinistra sarebbe scesa in piazza contro il classismo socio-economico e la negazione del diritto allo studio di tutti, e contro il “fascista” dovere di studiare. I centri sociali già ribollirebbero sotto la guida dei fuoricorso pronti a okkupare i templi dell’indottrinamento nozionistico.








