È proprio bravetto quello sceneggiatore, che sarebbe poi Donald Trump, che ha ideato la giornata di ieri, ha scelto i personaggi e l’ambientazione, ha scritto il copione e poi è riuscito a metterlo in scena due giorni dopo un’operazione storica. A New York, fuori dal tribunale federale di Manhattan, i giornalisti hanno iniziato a mettersi in fila già ventiquattr’ore prima dell’udienza, fissata per mezzogiorno, ora locale. Il termometro si muove poco: la massima è 2 gradi, -3 la minima. In mattinata, mentre centinaia di agenti pattugliano le strade intorno all’edificio, arrivano i manifestanti. Alcuni, i più, sono venezuelani che vogliono veder passare l’aguzzino del loro Paese: cantano l’inno nazionale e urlano in spagnolo: «È già caduta, è già caduta, questa dittatura è già caduta». C’è anche David Cardenas, avvocato per i diritti umani dell’Organizzazione per la liberazione del Venezuela. «Aspettavamo questo momento da 25 anni. Maduro è un criminale e un terrorista», ha raccontato, «Di recente ha riso del mio gruppo dicendo di non piangere quando sarebbero venuti a prenderci. Chi sta piangendo ora, io o lui?».
Altri sono newyorkesi che denunciano l’intervento militare americano: «Giù le mani dal Venezuela», «Maduro libero», «No alla guerra per il petrolio», si legge sui cartelli. Tutti, comunque, stanno addosso ai chilometri di barriere installate all’esterno dell’aula di giustizia e lungo Centre Street. Il viaggio del dittatore dal carcere di Brooklyn all’udienza preliminare è l’apoteosi dell’umiliazione. Il dittatore indossa la tuta beige, quella pesante, della prigione. Ammanettato e a testa bassa viene scortato dallo stesso spropositato numero di agenti armati che non sono riusciti a proteggerlo a Caracas. Scende da un veicolo e sale su un elicottero. Attraversa l’East River in direzione della parte bassa di Manhattan. È un viaggio per cui i turisti pagano profumatamente, con vista sulla Statua della Libertà. È lo stesso tragitto che tocca alla moglie e coimputata Cilia Flores. Le strade della città sono chiuse al traffico, al neo sindaco Zohran Mamdani tocca subito darsi da fare (non solo per rilasciare dichiarazioni contro l’arresto, ma anche per lavorare), il convoglio arriva a destinazione e tutto fila liscio. Il presidente sudamericano entra in aula: indossa una camicia blu navy a maniche corte sopra la divisa arancione da detenuto e porta delle cuffie per la traduzione dall’inglese. Ha le catene alle caviglie.












