La radio. Quel compagno invisibile che ti sussurra all'orecchio mentre guidi nel traffico infernale delle autostrade italiane, salvandoti da ingorghi e incidenti con la sua litania di bollettini viari.

Ricordate? I mille notiziari sulla viabilità, evolutisi in Onda Verde, Aci Radio e la mitica Isoradio, hanno probabilmente evitato più disastri di quanti ne causino i cantieri eterni sull'A1.

"Viaggiare informati", recita il celeberrimo slogan, e ha ragione da vendere: è la prima regola della sicurezza stradale, un mantra che ha salvato miglia di vite e tonnellate di nervi. Ed è con un certo orgoglio italico che celebriamo i 50 anni delle radio libere. Mezzo secolo da quella sentenza della Corte Costituzionale del 1976, che spezzò il monopolio Rai e aprì l'etere a voci libere, caotiche, umane.

Per marcare l'anniversario, l'Associazione Giornalisti 2.0 ha partorito un Calendario 2026 che è un po' archivio storico, un po' manifesto futurista e un po' omaggio affettuoso. Non il solito almanacco con tramonti e ricette, ma un viaggio attraverso la rivoluzione mediatica: dalle frequenze FM polverose al digitale scintillante, con contributi di professionisti e un inchino ai pionieri.

Il tema? I cinquant'anni di radio libere e il loro impatto sul pluralismo, sulla libertà di espressione, su quell'idea folle che l'informazione non debba per forza passare per i salotti buoni di viale Mazzini. Autori principali: Maurizio Pizzuto, presidente dell'associazione, affiancato da Ettore Midas e Gianni Garrucciu.