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Ultimo aggiornamento: 7:30

Sulle Alpi è scoppiata la guerra. Non siamo tornati indietro di oltre un secolo, ai tempi del primo conflitto mondiale, quando i nostri alpini erano abbarbicati alle rocce per difendere la pianura dalle spedizioni austroungariche e i colpi di artiglieria radevano al suolo i boschi. Siamo nell’epoca modernissima del turismo di massa, della monocultura dello sci, della transizione climatica che l’uomo si ostina a negare, illudendosi di vincere grazie alla tecnologia e con la presunzione di poter comandare alla terra.

La neve non c’è? Fabbrichiamola. È questa la risposta che viene data durante la stagione invernale, sempre più spesso, alla carenza di precipitazioni nevose. Magari tra qualche giorno anche nelle località che ospiteranno le Olimpiadi Milano Cortina 2026 il padreterno provvederà a risolvere il problema, seppellendo i borghi di montagna, da Cortina a Predazzo, da Bormio a Livigno, sotto metri di coltre bianca. Per il momento non è così ed è per questo che si procede a colpi di bollettini di guerra.

Leggere, per credere, quello che ha dichiarato l’architetto Fabio Massimo Saldini, amministratore delegato di società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), replicando alle allarmate dichiarazioni del presidente della Federazione internazionale di sci (Fis). Alla vigilia di Natale lo svedese Johan Eliasch, riferendosi alla situazione di Livigno, in Valtellina, aveva detto: “C’è un problema di produzione di neve artificiale: li chiamiamo tre volte al giorno, mattina, mezzogiorno e sera. È inspiegabile. Spero che tutto si risolva. Abbiamo un piano B, un piano C, un piano D… Ma è un peccato trovarci in una situazione in cui non avremmo mai dovuto trovarci”.