Nel cuore del Giubileo, il viaggio di Papa Leone XIV in Turchia e in Libano, con il pellegrinaggio a İznik per i 1700 anni del Concilio di Nicea, appare come un gesto che intreccia spiritualità, diplomazia e responsabilità sociale. Papa Francesco aveva a lungo desiderato che il Giubileo fosse un’occasione per rimettere i poveri al centro, e Leone XIV continua questo impulso con stile proprio, ma nella stessa direzione. Nella sua esortazione Dilexi te lo afferma senza esitazioni: «Sono convinto che la scelta prioritaria per i poveri genera un rinnovamento straordinario sia nella Chiesa che nella società». E aggiunge: «Non siamo nell’orizzonte della beneficenza, ma della Rivelazione», indicando che la lotta alla povertà non è un gesto opzionale, ma una dimensione costitutiva della fede.
Il viaggio è coerente con i gesti recenti del Pontefice. Nel Giubileo dei Poveri, celebrato il 16 novembre, ha chiesto una Chiesa «madre dei poveri, luogo di accoglienza e di giustizia». Il pranzo con 1.300 persone in difficoltà, condiviso subito dopo la Messa, ha reso concreto quel richiamo. Non un atto simbolico, ma un modo di dire che la povertà non è un tema astratto: è un volto da incontrare, una biografia da ascoltare. La scelta di attraversare regioni segnate da crisi economiche, tensioni politiche e ferite antiche rende ancora più evidente il desiderio di un ponte di pace, costruito non dall’alto ma dal basso, sulle storie reali dei popoli.











