Girare il mondo suonando il pianoforte con i grandi jazzisti partendo da Mirano e arrivando nella patria del jazz. Suonare con Chet Baker per l'Europa sino a qualche giorno prima della morte, ancora misteriosa, del grande trombettista. Lo trovarono alle tre di notte precipitato dal terzo piano dell'albergo di Amsterdam. E correre per le strade di Milano sul sedile posteriore della Vespa di Tony Scott che era alto e grosso e vestiva tutto di nero, dal cappellone da cow-boy agli stivali, anche la lunga barba nerissima. Per farsi largo nel traffico brandiva minaccioso una enorme chiave inglese. E spesso la band, sempre diversa, finiva il viaggio a Mirano: «Mia mamma si svegliava la mattina e non sapeva mai chi dormisse e per chi dovesse preparare la colazione. Ormai casa nostra era chiamata l'Hotel Tonolo».
Marcello Tonolo, nato a Mirano, 70 anni, sposato con Carla, in pensione da un mese dalla cattedra al Conservatorio di Padova, è uno dei protagonisti del jazz italiano. Compositore affermato, ha un pianoforte Yamaha 3/4 coda. «Ma noi pianisti siamo costretti a suonare quello che troviamo, qualche volta va bene, qualche volta trovi quello che trovi». Il fratello, Pietro, al sax, è un altro dei protagonisti della scena jazz nazionale. Insieme hanno appena inciso il cd "Family Affair", editore Caligola Record, l'etichetta mestrina di Claudio Donà, critico al quale il jazz italiano deve molto. Tonolo ha anche fondato e diretto per vent'anni la scuola "Thelonius Monk" di Dolo, gemellata con la Duke University negli USA. Ha inciso un centinaio di dischi e cd, molti in collaborazione con i grandi interpreti della scena mondiale.







