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Immigrato irregolarmente dal Perù 9 anni fa, il 57enne due anni dopo era finito in carcere per aver violentato una ragazza per strada

Ci sono un paio di reazioni possibili di fronte al racconto degli ultimi 9 anni dell'extracomunitario irregolare peruviano, accusato di aver stuprato e ucciso la 19enne Aurora Livoli: allargare le braccia e alzare gli occhi al cielo o controllare rabbia e indignazione, volgendo ugualmente gli occhi al cielo, ma per chiedere giustizia, tremenda giustizia. E non sarà difficile immaginare a che categorie umane, ancor prima che politiche, si accoppino i due diversi atteggiamenti. Il che non deve consentire a nessuno di elevare i primi a bravi cristi, rispettosi del prossimo e dell'umanità intera e i secondi a pericolosi e rancorosi razzisti. Perché il curriculum del per ora presunto colpevole fa rabbrividire, ma ancor più arrabbiare fa l'assoluto fallimento della giustizia. Immigrato irregolarmente dal Perù 9 anni fa, il 57enne due anni dopo era finito in carcere per aver violentato una ragazza per strada. Arrestato, era stato condannato a 9, ma ne aveva scontati la metà, venendo rimesso i libertà con un decreto d'espulsione. Il che gli ha consentito di commettere altri reati: rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina. Due i provvedimenti d'espulsione del prefetto con accompagnamento alla frontiera: il primo eseguito nel 2019 e il secondo andato a vuoto nel 2024 perché era senza passaporto.