«L’industria aerospaziale europea non è indietro sulla tecnologia ma sugli investimenti. La dipendenza di materie prime critiche dalla Cina può condizionare lo sviluppo del settore sia per l’Unione europea che per gli Stati Uniti». Parla così il presidente di Leonardo Stefano Pontecorvo, secondo cui l’aerospazio può essere «volano per la crescita» a patto che l’Europa «favorisca le fusioni tra campioni nazionali».

Qual è lo stato di salute dell’industria aerospaziale italiana ed europea?

«La Space Economy l’anno scorso ha raggiunto circa i 613 miliardi di dollari in tutto il mondo, con un settore commerciale che ha contribuito al 78% della crescita totale. Il comparto è trainato adesso soprattutto dalle operazioni di mercato e dalla logistica commerciale. La recente conferenza ministeriale di Brema ha determinato un finanziamento record per l’Agenzia spaziale europea di circa 22 miliardi per i prossimi 3 anni. Oggi l’Europa a livello globale conta tra il 15 e il 18% degli investimenti istituzionali, certamente meno di Stati Uniti e Cina, che è una potenza emergente. Vi sono però aree di assoluta eccellenza per l’Europa e l’Italia, come l’osservazione della Terra, la navigazione satellitare con il programma Galileo di seconda generazione e le comunicazioni sicure. Stiamo cominciando anche a utilizzare la tecnologia quantistica».