da New York - È iniziato tutto nel silenzio. Caracas dormiva sotto un cielo denso di umidità, mentre una forza invisibile avanzava sull'oceano, portata da elicotteri che volavano bassissimi, a trenta metri dall'acqua. Visori notturni, comunicazioni brevi, nessuna parola di troppo, e un obiettivo solo: entrare nel cuore della capitale venezuelana, prendere Nicolás Maduro vivo, e uscire.
La Delta Force non fa annunci, non rilascia comunicati, anzi ufficialmente non esiste neanche. Ma stava per condurre una delle più ardite operazioni militari dei nostri tempi. Il generale Dan Caine lo ha detto senza enfasi, ore dopo: «Un'operazione che solo gli Stati Uniti potevano fare». Dietro quella frase c'erano mesi di preparazione invisibile, intelligence trattata come arte più che come scienza, abitudini memorizzate, routine scomposte al millimetro. Dove dorme Maduro. A che ora. Con chi. Addirittura: ha un cane che potrebbe abbaiare? Quanto tempo serve per arrivare dalla camera da letto all'uscita della fortezza in cui vive?
Alle 22.46 ora della costa est americana arriva l'ordine del Presidente: «Buona fortuna. Che Dio vi protegga». Le parole scorrono nei circuiti di comunicazione criptati, e la macchina si mette in moto, dai piloti di F22 che decollano da Puerto Rico ai ragazzi della Delta Force che salgono sugli elicotteri sulle navi al largo del Venezuela. Più di 150 velivoli si alzano quasi in contemporanea tra mare e terra. I caccia F22 e F35 puliscono il cielo e impongono la supremazia aerea totale. I Growler, gli aerei da guerra elettronica, accecano radar e comunicazioni.










