Schiuma rabbia la sinistra istituzionale. Ribolle la galassia antagonista. È una sfilza di sit-in sotto i consolati americani e quelli venezuelani, davanti alle prefetture e alle sedi istituzionali. Smaltita, seppur non del tutto, la sbornia pro-Pal, ecco un altro succulento piatto internazionale su cui banchettare per mettere in sofferenza l’ordine pubblico e generare il caos. Verona, Napoli, Milano, Roma, Pisa, Cosenza, Padova, Bologna, Palermo, Perugia, Livorno, Cagliari, Torino, Reggio Emilia, Firenze, Reggio Calabria, Bergamo, Genova: in tutta Italia, ieri, si sono scatenati i pro-Mad (nel senso di Maduro, il dittatore socialista prelevato la scorsa notte nella sua camera da letto dagli americani). Tutti in piazza per difendere il “presidente per decreto” che negli ultimi dodici anni ha spedito il Venezuela all’inferno, tra corruzione dilagante, aumento della criminalità, narcotraffico, fame diffusa, diritti umani sospesi, oppositori politici silenziati con violenze e torture di ogni tipo.
CORTEI E STRISCIONI I primi ad agitare le acque sono stati i movimenti extraparlamentari, con Potere al Popolo che ha convocato presidi ovunque al grido di «giù le mani dal Venezuela» e «liberare subito il presidente Maduro». Al suo fianco Rifondazione comunista, gli universitari di Cambiare rotta e i liceali di Opposizione studentesca d’alternativa, i rossi sindacalisti Cgil, Cobas e Usb e pure i Comitati d’appoggio alla resistenza per il comunismo (Carc). «Tutto perché il Venezuela vuole essere libero e non sotto il controllo degli Stati Uniti. Quello che sta succedendo in Venezuela è terrorismo. Il nostro governo oggi si fa complice, per noi è inaccettabile», ha arringato la folla Giovanna Di Matteo di Potere al Popolo, a due passi dall’ambasciata americana di Roma. Mentre a Napoli, la solita cricca, in corteo dal consolato venezuelano alla Prefettura, ha bollato Trump come «un gangster per aver aggredito una nazione che ha eletto democraticamente la sua guida».






