Una relazione durata 16 anni, un “matrimonio spirituale” che unì i due artisti, ridisegnando il concetto di amore e di arte

di Anna Lupini

Nell’autunno di sessant’anni fa dopo una serata in una discoteca parigina, prendeva il via una storia d’amore divenuta leggendaria: quella che unì per più di sedici anni la pittrice, modella e artista Amanda Lear e l’artista poliedrico esponente del surrealismo e dadaismo Salvador Dalì.

Il loro fu un “matrimonio spirituale”, come ha raccontato Amanda nel libro La mia vita con Dali? (Il Saggiatore), che ripercorre la loro singolare relazione: "Non c’era nulla di sessuale. È stato un padre, un guru, un professore. Una presenza molto invadente che mi ha influenzato a lungo”.

Salvador Dalí, marchese di Púbol, all'anagrafe Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí i Domènech era nato nel 1903, Amanda Lear, pseudonimo di Amanda Tapp nel 1939 a Saigon. Le loro strade si incontrarono negli Anni Sessanta in un locale parigino molto in voga: Le Castel. Amanda era a cena nel club di Saint-Germain-des-Prés con il suo fidanzato, Tara Browne e Brian Jones, il chitarrista dei Rolling Stones. Entrando nel locale aveva incontrato una coppia di amici londinesi, che li avevano invitati ad unirsi a loro: “Erano seduti a un lungo tavolo il cui posto d’onore era occupato da Salvador Dali?, seduto su una specie di trono, circondato dai suoi cortigiani e da giovani favorite adoranti”.