La crescita dell’Italia è prevista anche per il 2026 nell’area dello zero virgola e se l’anno scorso era stato il Veneto a trainare il pil del paese, quest’anno il primo posto, tra le regioni, è prenotato dall’Emilia-Romagna da cui ci si attende uno scatto – se così si può dire – dello 0,86% rispetto al 2025. Alle sue spalle il Lazio (+0,78%) e sul terzo gradino del podio il Piemonte (+0,74%); seguono Friuli-Venezia Giulia e Lombardia (entrambe con una crescita dello 0,73). In coda Sicilia (+0,28%), Basilicata (+0,25) e, maglia nera, la Calabria (+0,24). L’elaborazione è dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre sulla base dei dati Prometeia di ottobre 2025.

La fine del Pnrr

Il 2026 sarà caratterizzato innanzitutto dalla fine degli investimenti legati al Pnrr, prevista per la prossima estate, e questo provocherà un arretramento sul fronte degli investimenti. «Al netto degli anni del Covid (2020-2022) – rileva la ricerca – da oltre 20 anni la crescita italiana rimane sistematicamente inferiore alla media europea, segnalando debolezze profonde sul lato della produttività, dell’efficienza della Pubblica amministrazione e del capitale umano». A sostenere la crescita, ci saranno la ripresa dell’export (+1%), la stabilità dei consumi delle famiglie (+0,6%) e dei consumi della Pubblica amministrazione (+0,5%).