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Venerdì pomeriggio il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fatto sapere che il suo capo di gabinetto, Andriy Yermak, si è dimesso. Poche ore prima la casa di Yermak, personaggio potente e controverso e collaboratore strettissimo del presidente ucraino, era stata perquisita da alcuni funzionari dell’agenzia nazionale anticorruzione nell’ambito della grossa inchiesta sulla corruzione che stanno portando avanti da settimane. Zelensky ha ringraziato Yermak per il suo lavoro e ha detto che vuole mettere fine a «voci e speculazioni».
In questi anni un gruppo ristretto di collaboratori di Zelensky ha accentrato molti poteri, a discapito del parlamento ma anche del governo, in maniera irrituale ma a suo modo inevitabile durante una guerra. Yermak, ex produttore televisivo, contava più di un ministro, influenzava l’approvazione delle leggi, presenziava agli incontri internazionali e gestiva molte delle decisioni esecutive. Alcuni lo descrivevano come il vice informale di Zelensky.
Da giorni c’erano forti pressioni politiche e dell’opinione pubblica perché Zelensky lo licenziasse, ritenendo che fosse diventato troppo potente e ingombrante, oltre che legato a varie persone coinvolte nell’inchiesta. Le dimissioni di Yermak arrivano in un momento difficile per Zelensky e per l’Ucraina in generale.











